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La guerra delle parole: un tribunale per Wikipedia PDF Stampa E-mail
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Scritto da G. Carlone   
Martedì 09 Giugno 2009 17:28
La guerra delle parole: un tribunale per Wikipedia

Chi credeva che Wikipedia non è quel paradiso anarchico che alcuni immaginavano, deve cominciare a ricredersi: 

"Un aspetto sorprendente di Wikipedia è che le voci più controverse e quelle maggiormente cliccate - per esempio aborto, politica, nascita di Cristo - sono spesso le più accurate e quelle esenti da interventi scorretti e fuorvianti. Non che manchi chi cerca di proposito di creare complicazioni: è che essendo queste voci cliccate di frequente, gli interventi selvaggi sono tempestivamente rimossi, grazie anche all'aiuto di dispositivi automatici che riescono a individuare le parole offensive o le ingiurie prima ancora che appaiano... 
 

Se si abbandonano però queste strade ben trafficate e ci si addentra in arterie secondarie, le cose possono farsi un po' più vaghe e approssimative, tanto che bastano poche indicazioni sbagliate e si rischia di ritrovarsi invischiati in guerre e faide complicatissime. Simili inimicizie e ostilità sul significato di tematiche e parole oscure - la storia degli armeni dal primo millennio, per esempio, come pure i cereali per la prima colazione - si trascinano da anni, tanto che uno potrebbe essere indotto a chiedersi: perché tutto questo combattere a colpi di parole per cose come queste?"

 

Alcuni accusano il sito di ipocrisia, a riprova del fatto che esiste qualcuno che controlla ciò che vi si può scrivere ed esistono persone che traggono beneficio dal grande apporto pubblico del sito. Ragionando con un'ottica aperta al futuro, tuttavia, è ovvio che nella sua breve storia Wikipedia sta rapidamente replicando la nascita di una società che da un inizio  esente da regole passa a essere un'entità moderna.

 

In realtà, è proprio l'anonimato a rendere gli articoli di Wikipedia adatti a combattere le proprie battaglie ideologiche e non, e ad arrecare di proposito danno a qualcuno. Uno dei punti cardine sui quali si regge l'enciclopedia online, infatti, è che gli articoli siano scritti da punti di vista neutrali. Ma su alcune tematiche l'oggettività può diventare di fatto soggettiva: per esempio i 430 articoli di Wikipedia dedicati a ogni possibile aspetto di Scientology costituiscono altrettante piccole guerre civili, una "cortina di fumo" secondo la descrizione di Ira Brad Matetsky, avvocato aziendale esperto di contenziosi a New York nonché socio della Commissione arbitrale di Wikipedia che il mese scorso si è buttato a capofitto per tagliare a colpi di forbice le voci dell'enciclopedia online riguardanti Scientology.

 

Con una drastica disposizione, che ha rari precedenti negli otto anni di vita di Wikipedia, la commissione ha bloccato "tutti i contributi provenienti da indirizzi gestiti o di proprietà della Chiesa di Scientology, e di tutti i suoi adepti". Immediata la reazione di questi ultimi, che hanno tutti, singolarmente, presentato appello.

 

Roger Davies, membro della commissione che ha redatto un rapporto dopo aver appurato i fatti e approfondito le informazioni sulle voci "incriminate" per oltre cinque mesi, ha detto che in realtà la commissione ha "soltanto bloccato gli indirizzi noti: chi vuole potrà continuare a diffondere le proprie idee su Scientology da altri computer e dai laptop dei figli o dei vicini di casa".  

 

La decisione riguardante Scientology ha portato alla ribalta l'Arbitration Committee (ArbCom). Senza dubbio gli utenti di Wikipedia non avevano idea che esistesse un tribunale come ultima risorsa per le dispute sorte sui contributi al sito. Decine di milioni di persone di tutto il mondo consultano Wikipedia, ma pochissimi - perfino tra coloro che vi contribuiscono più frequentemente - sono in grado di dire come funziona esattamente o perché.  

 

I due membri della commissione che abbiamo intervistato concordano sul fatto che l'ArbCom non è poi di fondamentale importanza per Wikipedia - altre dispute dopotutto sono state ignorate - ma affermano che avere un modo di impedire alla gente in malafede di intervenire, rende il sito più funzionale. 

 

Tratto da un articolo di Noam Cohen pubblicato su Repubblica del 9 giugno 2009

(c. 2009, The Nyt News Service traduzione di Anna Bissanti) 
 
Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Giugno 2009 17:34
 

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